
Labouratorio non ci casca.
Berlusconi, è vero, pensa sempre prima agli affaracci suoi, non ha senso dello Stato e altro non fa altro che approfittarsi della sua posizione per salvare rete 4, disinnescare per via parlamentare i provvedimenti giudiziari che lo riguardano e via discorrendo.
Berlusconi è vero, fa tutto ciò a completo discapito del paese, come la norma blocca processi che insieme al famigerato processo Mills in cui è imputato il presidente del consiglio, stopperà per un anno qualche decina di migliaia di processi per reati come stupro o aggressione, con il duplice rischio di affossare tanto i processi quanto l’intera macchina-giustizia.
Berlusconi però a Labouratorio non la da a bere.
L’accanimento e la pervicacia degne di miglior sorte con cui sembra confermare i peggiori presagi del girotondismo duro e puro suonano francamente sospetti in una fase in cui la “pax veltroniana” sembrava essere diventata la cifra del comportamento dell’opposizione.
La platealità e la sfrontatezza con cui il Cavaliere ha proposto i provvedimenti citati, quasi “sbattuti in faccia” all’opposizione, sono infatti sembrati la strada per costringere Veltroni e il PD su posizioni di opposizione più intransigente e barricadere puntando a riproporre in qualche modo lo schema del 2001-2006.
Intendiamoci, era illusorio pensare, come Veltroni evidentemente ha fatto, che Berlusconi non ritornasse a trattare, a modo suo s’intende, la questione giustizia: troppo grande il rischio di subire una condanna nel processo Mills o qualche altra iniziativa da parte della magistratura milanese. Ma proprio per questo risulta difficile comprendere come fosse possibile una trattativa con uno degli interlocutori, Berlusconi appunto,che ritiene a torto o a ragione di avere una pistola carica puntata contro.
E’ fondata l’obiezione di chi non capisce perché Berlusconi continui ad occuparsi dei singoli provvedimenti giudiziari che lo colpiscono senza mettere mano a una riforma organica della magistratura, che, come Labouratorio ripete da tempo, tocchi il dogma dell’obbligatorietà dell’azione penale e introduca la responsabilità civile dei magistrati. E’ però ingenuo pensare che il Cavaliere non consideri questo punto di vista e agisca in preda a una furia cieca anti-giudici.
Se l’obiettivo fosse stato infatti solo quello di preservare l’operato del governo dall’azione della magistratura, un lodo schifani opportunamente discusso con il PD sarebbe stata eventualmente una strada più percorribile e meno irritante, come testimoniano le mezze aperture, pur tardive, di alcuni esponenti democratici.
Ma a testimoniare la volontà berlusconiana di rompere in ogni caso la famigerata “tela del dialogo” c’è la violentissima retorica sul buco del bilancio del comune di Roma che lo faceva apostrofare direttamente l’ex sindaco con parole pesantissime: “Veltroni dovrebbe preoccuparsi delle notizie terrificanti sui conti del Comune di Roma che sono una sua responsabilità. E’ un amministratore fallito, dovrebbe ritirarsi dalla politica“. Dette dal principale interlocutore politico del Veltroni medesimo, queste parole hanno inevitabilmente costituito un colpo micidiale per un leader (?) già assediato all’interno del suo partito (?).
Il punto è che Berlusconi si trova più a suo agio in presenza degli anti-berlusconiani e della loro indignazione, tanto lontana dai sentimenti e dalla sensibilità di chi invece, da quasi tre lustri continua a dare la propria fiducia e il proprio voto all’uomo di Arcore. Preferisce spaccare il paese e personalizzare lo scontro trasformandolo in un referendum sulla sua persona che, modesto com’è, ritiene di poter continuare a vincere pressocchè in eterno. Un’opposizione dura e pura è anche un ottimo strumento per ricompattare una maggioranza, la sua, che si preannunciava più riottosa del previsto, come certificato dagli smarcamenti tattici che la Lega ha messo in campo su numerosi provvedimenti: la partita che si gioca qui è tutta interna agli equilibri del centrodestra, con la necessità del Presidente del Consiglio di rintuzzare gli attacchi di Bossi nella contesa per la conquista del Nord del paese. Indebolire l’opposizione, rafforzare la maggioranza e assecondare le sempre vive manie di grandezza, questa la reale lettura del Berlusconi di Giugno.
Per quanto riguarda il PD e più in generale la sinistra, nel registrare lo sconforto per l’incredibile serie di colossali topiche prese dal segretario del PD, sconfessato tanto sulla pretesa autosufficienza, quanto nella principale sponda nello schieramento avverso, si avverte comunque la necessità di individuare una strategia efficiente nel contrastare i disegni del premier.
Il punto di partenza è che l’impresa non è facile nemmeno un po’, come certificato dal fatto che da 15 anni l’unico ad essere riuscito a portarla a termine è stato Romano Prodi con lo schema giustamente archiviato dell’unità di tutti gli antiberlusconiani.
Umilmente ecco il suggerimento di Labouratorio: invece della solita reazione immediata di ritrarsi inorriditi di fronte alle “nefandezze del cattivo” sarebbe forse più utile e senz’altro più intelligente puntare a una sorta di “reazione al second’ordine”, attaccando non tanto e non solo i provvedimenti berlusconiani quanto piuttosto le sue palesi provocazioni e i suoi tentativi evidenti di radicalizzare i propri oppositori, accompagnando sempre la critica al rilancio sul merito della proposta oggetto del provvedimento in esame. Applicato al corto circuito giustizia, questo significa inevitabilmente dare a Berlusca il salvacondotto che inevitabilmente otterrebbe per via parlamentare e rilanciare la riforma della giustizia.
Non andrà così è chiaro, ma resti agli atti che mentre gatto Berlusconi gigioneggiava con topolin Veltroni, Labouratorio dal canto suo scuoteva il capo…
26/6/2008 Andrea Plex Pisauro